Emil Nolde, maestro del colore

Emil Nolde uno dei più grandi espressionisti del suo tempo.

Egli scrisse: “C’è blu argento, blu cielo e blu del tuono. Ogni colore nel suo interno possiede un’anima che mi rende felice o mi respinge o che mi funge da stimolo… I colori spaziano tra il cielo e la terra”

 

Emil Nolde – Marshy Landscape under the Evening Sky

 

Nolde intendeva la pittura in questo modo: il mezzo per afferrare l’emozione più profonda. Non  raffigurava quello che vedeva, ma quello che sentiva, tanto che per rappresentare il paesaggio non usava che pochi tratti sintetici. La definizione era data con i colori, con quelle “tempeste di colori”.

Nei suoi dipinti sono impresse le sue pennellata vigorose e potenti,  la scelta espressiva del colore il giallo oro, il rosso scuro e il blu,  danno una qualità di toni luminosi e brillanti.

Inspirato da grandi maestri: Van Gogh, Gauguin e Munch, cercava il proprio modo per rappresentare la realtà, senza essere costretto a riprodurla in modo oggettivo.

 Emil Nolde, 1867-1956

Aveva un altro cognome: Hansen, ma poi lo cambiò in Nolde, il nome del paese dove era nato, per dimostrare a tutti che legame forte avesse con la sua terra.

Studiò in molte città europee, prima di diventare un così grande artista.

Iniziò a dipingere tardi, dopo aver lavorato come ebanista.
La maggior parte delle sue opere è piena delle grandi emozioni tipiche degli artisti dell’espressionismo tedesco.

Il suo obiettivo era catturare ciò che vive nel cuore delle cose e trasformare la natura arricchendola con il proprio pensiero e spirito.
All’inizio, quando il dittatore Hitler cominciò a spargere le sue idee in Germania, Emil Nolde ne fu un po’ interessato, ma poi capì il suo errore e diventò molto critico, tanto che i nazisti gli proibirono di dipingere o disegnare perché considerato una “minaccia” per la società.
Ma lui continuò a farlo, a riflettere, a capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato, a fregarsene delle regole che gli avevano imposto e a dire anche quello che secondo lui non andava.

E così visse in Germania, anche faticosamente, fino a quando morì, nel 1956.

Emil Nolde Landscape in red light
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